sabato 26 dicembre 2009

TRA LIBERTA' E IMPERIALISMO

Un recente studio, presentato ieri a Bruxelles ai sindaci delle maggiori città europee, dimostra che esiste un luogo di culto ogni 1840 musulmani. Come nei paesi islamici. E tra chiese e cristiani il rapporto è lo stesso.
Forse vale la pena di ricordare quanto, pochi giorni fa, ha affermato il Cardinale Vinko Puljić, Arcivescovo di Sarajevo e Presidente della Conferenza Episcopale Bosniaca: “I petrodollari aiutano a costruire molte moschee e centri islamici e provocano un cambiamento di mentalità: contro il cristianesimo e specialmente contro i cattolici”. “A fine ottobre, il Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha detto a Sarajevo che lo scopo della politica turca è la nuova ascesa dell’impero ottomano nei Balcani, come nel XVI secolo: nessuna voce in Europa e in America si è levata in segno di protesta. A Fiume e a Colonia si dà il permesso per costruire le moschee e questo è giusto, ma perché nessuno guarda a come vivono i cattolici a Sarajevo o in Turchia? Occorre affermare la reciprocità, non contro qualcuno, ma positiva, per il bene di tutti”.

Quando i salottieri europei, anche cattolici, la finiranno di chiudere gli occhi davanti alla realtà?
tratto da http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3329

mercoledì 23 dicembre 2009

EURODELIRIO

Proprio in questi giorni il ricorso presentato a maggio dell'Ong Cohre (Centre on Housing Rights and Evictions) contro il Governo italiano è stato accolto dal Comitato per i diritti sociali, organo del Consiglio d'Europa e quindi dell'UE.

Il ricorso in particolare si riferisce alle misure di sicurezza attuate del Ministro dell'Interno Maroni nel novembre 2006 e sulle successive introdotte nel maggio 2008. Il piano prevedeva nei fatti un censimento (si badi NON schedatura) dei campi rom, al fine di poter meglio indirizzare i provvedimenti di scolarizzazione dei minori (nel complesso circa la metà degli abitanti dei campi) e di inserimento lavorativo per i disoccupati.
L'Ong sostiene che tali misure "costituiscono un deliberato passo indietro e un fallimento nella risoluzione delle violazioni già riscontrate dallo stesso Comitato nel 2004 relativa al diritto alla casa dei rom e dei sinti in Italia" e che "la politica e la pratica di segregare queste comunità in ghetti di fatto nega loro l'accesso allo status legale necessario ad ottenere l'assistenza sociale". La ramanzina continua contro l'esecutivo, reo di aver fomentato una "politica xenofobica e razzista che ha nella pratica privato rom e sinti del diritto di opporsi contro sgomberi ed espulsioni".

Nella sostanza si tratta di qualcosa di già visto, un ennesimo avviso a tutti gli italiani: sappiate che non sono rom e immigrati a doversi integrare, voi piuttosto dovreste integrarvi a loro.
In fondo, l'elemento più importante che impedisce di classificare l'UE come Stato federale è l'assenza di un vero e proprio popolo. Come crearlo se non sopprimendo ogni localismo autoctono, anteponendo un ipocrita rispetto di facciata alla tutela delle nostre tradizioni.
Possiamo tuttavia sperare ancora che la questione si risolva in un nulla di fatto. Chi meglio di un italiano, memore della deludente politica così efficacemente sintetzzata da D'Azeglio ormai un secolo e mezzo fa, può sentirsi minacciato da questo "abbiamo fatto l'Europa, ora facciamo gli europei" ?

mercoledì 16 dicembre 2009

A TRAVAGLIO: IL CONTRADDITTORIO RIVELA CHI HA ATTRIBUTI E CHI NO

Post Flash relativo alla puntata di Porta a Porta del 15-12-09. Mentre in studio si discute delle reazioni politiche all'attacco subito dal premier Berlusconi, viene trasmesso un filmato di Marco Travaglio apparso sul blog di Beppe Grillo. Per ottenere chiarimenti, la redazione cerca di contattare il "giornalista" al telefono, ma questi si fa negare e anzi rifiuta di rispondere.
Questo limitarsi a (s)parlare tramite blog o Anno Zero, in assenza di un qualsiasi contraddittorio o per di più con tanto di pubblico da stadio pronto ad applaudire a comando, dice tutto sulla pochezza e la male fede di una persona evidentemente fragile quanto le sue tesi.

lunedì 14 dicembre 2009

IL VALORE DELLA COSTITUZIONE

Di modifiche tacite della Costituzione si può parlare anche con riferimento alla rafica di trattati internazionali che incidono sulle competenze costituzionalmente stabilite (...) In particolare l'istituzione dell'ordinamento comunitario, in quanto modifica le norme costituzionali in tema di esercizio della funzione legislativa e di monopolio statale della giurisdizione, e forse anche la forma di Stato dei paesi membri.
 prof. Giuseppe Morbidelli, "Diritto pubblico comparato" III ed.

In questo periodo di forti tensioni riguardanti procedura e merito di un'eventuale revisione della Costituzione, mi è parso strano il fatto che un atto giuridico rilevante come il Trattato di Lisbona sia passato "clamorosamente" sotto silenzio.

Migliaia di attivisti italiani si adoperano al fine di difendere la nostra Carta cercando di  salvaguardandone i valori nonostante questo piccolo dettaglio: la Costituzione è stata svuotata del suo originario valore.
Tutto ciò è stato possibile, fin dai primi trattati comunitari, attraverso una forzatura dell'art. 11 Cost, il quale consente limitazioni alla sovranità nel caso queste derivino dalla ratifica di un trattato. Per circa 40 anni il procedimento di europeizzazione si è svolto in modo blando, solo qualche anno fa sembrava ancora ben lontano dauna prospettiva di fatto federale. Questo anche a causa del dissenso spesso espresso dal corpo elettorale dei vari Stati membri , come nel caso della bocciatura della "Costituzione Europea" ai referendum tenutisi in paesi evidentemente più democratici del nostro come Francia e Olanda (in Italia vi fu l'approvazione per via parlamentare senza consultazione popolare) o più recentemente nel caso dell'Irlanda riguardo al voto sul Trattato di Lisbona.
La genesi di questo nuovo ordinamento così incisivo presenta analogie con la formazione dello stato canadese nel 1867 e presenta pertanto tratti anche evidenti di "federalismo concertativo", caratterizzato dall'iniziativa e  dell'azione delle élites politiche degli Stati membri, con la mancata consultazione diretta delle popolazioni interessate. I risultati di queste teorie sono stati deludenti, tanto che anche in Canada la concertazione federale è stata ormai superata.
I risultati in prospettiva europea sono a mio avviso preoccupanti, in quanto le élites politiche che agiscono sotto silenzio sono oggetto di attenzioni, in un contesto di globalizzazione come il nostro, da parte di lobbies finanziarie multinazionali che risultano particolarmente influenti sui governi nazionali, già indeboliti dalla montante crisi dello Stato democratico e del Parlamentarismo contemporaneo.
Che queste organizzazioni forse operino già, inducendo la noncuranza dei principali mezzi d'informazione rispetto a  temi così importanti?

martedì 8 dicembre 2009

NO B DAY, IL TRASH IN VIOLA

Recentemente, di preciso il 5 dicembre di quest’anno, l’Italia ed il mondo intero hanno potuto assistere ad uno degli eventi più inquietanti e per molti versi ridicoli dell’ultimo periodo: si tratta, naturalmente, del  “No Berlusconi Day”.
Chiarisco, non sono solito criticare aprioristicamente le manifestazioni di dissenso nei confronti del governo, indipendentemente dal colore politico di quest’ultimo.  Ma il teatrino che si è consumato nei giorni scorsi a Roma e in diverse altre città in ogni parte del mondo (ahimè, povera Italia sputtanata) è nei fatti qualcosa di ben diverso.
In primo luogo, e per inciso, questa non è certo stata una dimostrazione politica, in quanto non incentrata nella critica di questo o quel provvedimento del governo. Piuttosto, uno sterile piagnucolio che avrebbe voluto portare alle dimissioni del governo in carica. Sulla base di cosa? Questo sfortunatamente non si sa. Se lo si fosse chiesto ai manifestanti, di certo le risposte sarebbero state le più varie e fantasiose. Proprio questo è il comune denominatore delle più recenti pagliacciate dei simpatizzanti dell’asinistra. Sono contrari a Berlusconi a prescindere, non gli importa di rappresentare solo una minoranza in un paese dove la maggioranza dei votanti si è espressa a favore dell'attuale premier. Ciò che bramano è la sovversione, percepita quasi come un diritto. Abbiamo tutti potuto osservare questo fenomeno anche con le rivolte nelle banlieus parigine di qualche anno fa, ma la tendenza si è palesata, al di qua delle alpi, con la cosiddetta “Onda” studentesca contraria alla riforma Gelmini . Nel concreto, erano davvero pochi a conoscere seriamente la suddetta riforma, ma nonostante ciò un numero impressionante di studenti si era mobilitato in occupazioni e proteste. In fondo, se i genitori avevano avuto il loro ‘68, perchè non potevano averne uno anche gli studenti odierni? Poco conta, ai loro occhi, la mancanza di un motivo. Allo stesso modo, l’idiozia del No B Day tocca il suo apice nella riproposizione costante di immagini e discorsi riconducibili al film (peraltro orrendo) “V per Vendetta”, che tratta dell’abbattimento, da parte del popolo sovrano, di un crudele regime. Beh, ai pasdaran viola, ma anche agli organizzatori, in assenza di un despota, basta Berlusconi. Qualcuno lo dovevano pure trovare, loro, sempre pronti ad evocare la resistenza senza che ve ne sia necessità, a difendere la costituzione unilateralmente.
Ma come ha potuto questa deprimente dimostrazione di immaturità politica sfociare in una manifestazione del genere? Chi è che l’ha pubblicizzata esasperatamente? Chi l’ha gonfiata anche negli esiti effettivi (il corriere parlava, attenti tutti, di UN MILIONE DI PARTECIPANTI!)? La risposta potrebbe arrivare da oltreoceano.
I sospetti nascono quando della manifestazione esiste solo un abbozzo, allorchè qualcuno dei “misteriosi” organizzatori dell’allegra buffonata decide di caratterizzarla attraverso un uso marcato e ossessivo del colore viola. Tutto normale, a giudizio dei più.. non fosse che delle c.d. “rivoluzioni colorate” è stata nel frattempo portata a termine una minuziosa esegesi, certo non disinteressata, ma sicuramente non da cestinare.  I più maliziosi vedono chiaro, a differenza di altri, nella nebbia impenetrata che avvolge l’organizzazione dell’evento. Imbastire rivoluzioni (apparentemente) pacifiche è prassi della potenza egemone contemporanea, ebbene sì,  gli USA. A riguardo, inserisco il link di un articolo molto serio ed interessante, firmato Thierry Meyssan. Non proprio uno scemo, nè un reazionario accanito:
http://www.cpeurasia.org/?read=27615
Le colpe di Berlusconi? Non essersi allineato alla strategia geopolitica americana, magari per i suoi rapporti con il dittatore libico Gheddafi, magari l’essersi accordato con Putin per le forniture dirette di gas che tagliano fuori gli speculatori a stelle e strisce.
A conti fatti, motivi molto più sensati di quelli dei nostri rivoluzionari del sabato pomeriggio in tinta viola, che probabilmente fanno il gioco di chi sta sopra di loro.
Per chi fosse interessato nei dettagli, ecco chi potrebbe essere uno degli artefici di questi attacchi lobbistici alla nostra ormai virtuale sovranità.
http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/2009/07/soros-guida-gli-attacchi-internazionali-contro-berlusconi.htm

lunedì 9 novembre 2009

L'ITALIA CHE FU

Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre.

Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla.

E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri



Crocifisso: «Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L'Unità, 22 marzo 1988




mercoledì 4 novembre 2009

L'INGANNO DELLE ISTITUZIONI INCROCIATE

È facile constatarecome una buona maggioranza della popolazione italiana (e, presumibilmente, europea), non abbia la benchè minima idea del funzionamento delle istituzioni che regolano, a vario titolo, la vita del coontinente. Troppo facilmente accade che cittadini, senza dolo e senza neppure colpa, si perdano tra sigle famigliari (?) o meno stile Cee, Ue, Cedu. Per poi non parlare di Corti varie e altri organi indipendenti.
È evidente come la maggior parte degli italiani tenda con il confondere tutte queste istituzioni, istintivamente percepite come lontane e marginali, nella figura fittiziamente onnicomprensiva dell’Unione Europea.
Solo oggi, all’indomani della questione del corcefisso nelle classi, il grosso dell’opinione pubblica sembra accorgersi che queste Cee, Ue, Cedu, ecc tanto lontane poi non sono, e marginali no di sicuro.
Ma anche in questo caso, ad alimentare disinformazione e omertà concorrono in primo piano i massmedia.
Ad esempio, quanti italiani sanno che la loro sovranità è stata calpestata e il loro Stato multato da un collegio di cui fa parte una giudice turca?
Turca? L’italiano medio crede (a ragione) che la Turchia ad oggi non faccia effettivamente parte dell’unione europea. Quello che non sa, è che l’istituzione che ieri ci ha condannato non ha direttamente nulla a che fare con l’Unione.
La strategia della confusione paga sempre. La minaccia recentemente concretizzatasi nel Trattato di Lisbona, connessa con l’allargamento selvaggio delle frontiere comunitarie, è figlia di un progetto già ben stabilito e dolorosamente ineluttabile. A riprova, basti considerare la farsa dei referendum irlandesi. O il fatto che la Turchia, attravero la Cedu ed altri trattati incrociati, partecipi già attivamente alla vita dell’Unione.
Così può capitare che l’Italia sia giudicata sul tema dei diritti umani da uno Stato che da decenni occupa militarmentel’isola europea di Cipro, oppura da Malta nazione che nella nota vicenda dei barconi dalla Libia ha mostrato tutta la sua “umanità”.

martedì 3 novembre 2009

I TRE PILASTRI DELLA SINISTRA

“chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato.” (George Orwell, 1984).

Citazione importante, tratta da un romanzo importante. Una frase diretta e drastica, un ragionamento sillogistico figlio di un’era in cui dogmi sociali e culturali erano tout d’un coup venuti a mancare, quale fu l’epoca dei totalitarismi e delle guerre globali.

Oggi, al tempo del pluralismo e del liberalismo buonista ed esasperato, i toni di questa citazione potrebbero apparire catastrofistici e inquietanti. ma chi ha fatto davvero tesoro dell’intuito di Orwell?

Una risposta banale la si potrebbe trovare rapidamente: a controllare il presente è Silvio Berlusconi, leader del pdl, partito personalista con sfumature marcate sfumature populiste. Le sue reti televisive prima , le leggi dei suoi governi poi hanno alimentato negli ultimi vent’anni fior di giurisprudenza costituzionale, nonchè la politologia nazionale (e non) e quel “dono” della cultura moderna chiamato opinionismo, senza calcolare, nel corso della storia, anche qualche quesito referendario e decine di mobilitazioni di piazza.

Tutto facile, non fosse che la risposta più banale il più delle volte finisce col risultare quella sbagliata. Chi ha in mano le regole del gioco, chi controlla il passato e quindi il futuro?

Alle recenti primarie del PD, vinte da pierluigi bersani, si sono recati alle urne non meno di due milioni di elettori, ed è questo, oggettivamente parlando, l’esito più confortante per il macropartito di centrosinistra.

Ma come ha fatto un partito che in un paio d’anni ha cambiato ben tre segretari, [di cui due (il primo e l’ultimo) già politici dai lunghi (e noti) trascorsi (alla faccia della svolta), mentre il rimanente si è aggiudicato il posto per latitanza di pretendenti] a mobilitare una folla comunque così nutrita?

Per l’antiberlusconismo, verrebbe da dire, unico vero bacino elettorale delle sinistre negli ultimi 15 anni. No, non è di questo che intendo parlare.

Intendo parlare di egemonia icono-culturale. Per quale motivo, da anni, il semplice fatto di votare centrodestra è divenuto motivo di vergogna, presso i più, mentre l’appartenenza politica ad altri movimenti (da PD a IDV, finanche, ADDIRITTURA, ai partiti della falce e il martello) può essere pubblicamente sbandierata ai quattro venti?

Questo problema affonda le sue radici molto lontano nel tempo, sino all’immediato dopoguerra, quando la destra italiana, sconfitta e umiliata, non riuscì ad evitare che la sinistra (a volte anche l’estrema) monopolizzasse ambiti e istituzioni vitali per il futuro del paese quali scuola, spettacolo, informazione. Ebbene sì. Monopolio.

E c’è voluto l’impatto mediatico di Berlusconi, con giornali e tv, a soffiare su questo fuoco che covava sotto la cenere, rafforzato dal ’68, immune agli anni di piombo. È servito un outsider della politica, a ricordare a tutti (pardon, a chi VUOLE ricordare) come stanno davvero le cose. È stato necessario che Berlusconi che andasse a scalfire l’egemonia sinistroide sull’ultima delle citate istituzioni, l’informazione. Ma le altre due, non meno importanti, continuano con rinnovato vigore la loro campagna contro Silvio e la destra in generale.

Concludendo, vorrei scendere dal mio personalissimo iperuranio e confrontarmi con la pratica quotidiana. Quella scolastica, ad esempio.

Ricordate il putiferio scatenatosi all’indomani delle dichiarazioni di Berlusconi sull’imparzialità della Corte Costituzionale? Ebbene, da studente di giurisprudenza posso dirvi che il mio docente di Diritto Costituzionale, uno di quelli che forgiano i futuri costituzionalisti, risulta ex militante PCI, ex militante PDS, attuale militante PD.

Chi ha in mano il futuro?