lunedì 9 novembre 2009

L'ITALIA CHE FU

Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre.

Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla.

E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri



Crocifisso: «Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L'Unità, 22 marzo 1988




mercoledì 4 novembre 2009

L'INGANNO DELLE ISTITUZIONI INCROCIATE

È facile constatarecome una buona maggioranza della popolazione italiana (e, presumibilmente, europea), non abbia la benchè minima idea del funzionamento delle istituzioni che regolano, a vario titolo, la vita del coontinente. Troppo facilmente accade che cittadini, senza dolo e senza neppure colpa, si perdano tra sigle famigliari (?) o meno stile Cee, Ue, Cedu. Per poi non parlare di Corti varie e altri organi indipendenti.
È evidente come la maggior parte degli italiani tenda con il confondere tutte queste istituzioni, istintivamente percepite come lontane e marginali, nella figura fittiziamente onnicomprensiva dell’Unione Europea.
Solo oggi, all’indomani della questione del corcefisso nelle classi, il grosso dell’opinione pubblica sembra accorgersi che queste Cee, Ue, Cedu, ecc tanto lontane poi non sono, e marginali no di sicuro.
Ma anche in questo caso, ad alimentare disinformazione e omertà concorrono in primo piano i massmedia.
Ad esempio, quanti italiani sanno che la loro sovranità è stata calpestata e il loro Stato multato da un collegio di cui fa parte una giudice turca?
Turca? L’italiano medio crede (a ragione) che la Turchia ad oggi non faccia effettivamente parte dell’unione europea. Quello che non sa, è che l’istituzione che ieri ci ha condannato non ha direttamente nulla a che fare con l’Unione.
La strategia della confusione paga sempre. La minaccia recentemente concretizzatasi nel Trattato di Lisbona, connessa con l’allargamento selvaggio delle frontiere comunitarie, è figlia di un progetto già ben stabilito e dolorosamente ineluttabile. A riprova, basti considerare la farsa dei referendum irlandesi. O il fatto che la Turchia, attravero la Cedu ed altri trattati incrociati, partecipi già attivamente alla vita dell’Unione.
Così può capitare che l’Italia sia giudicata sul tema dei diritti umani da uno Stato che da decenni occupa militarmentel’isola europea di Cipro, oppura da Malta nazione che nella nota vicenda dei barconi dalla Libia ha mostrato tutta la sua “umanità”.

martedì 3 novembre 2009

I TRE PILASTRI DELLA SINISTRA

“chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato.” (George Orwell, 1984).

Citazione importante, tratta da un romanzo importante. Una frase diretta e drastica, un ragionamento sillogistico figlio di un’era in cui dogmi sociali e culturali erano tout d’un coup venuti a mancare, quale fu l’epoca dei totalitarismi e delle guerre globali.

Oggi, al tempo del pluralismo e del liberalismo buonista ed esasperato, i toni di questa citazione potrebbero apparire catastrofistici e inquietanti. ma chi ha fatto davvero tesoro dell’intuito di Orwell?

Una risposta banale la si potrebbe trovare rapidamente: a controllare il presente è Silvio Berlusconi, leader del pdl, partito personalista con sfumature marcate sfumature populiste. Le sue reti televisive prima , le leggi dei suoi governi poi hanno alimentato negli ultimi vent’anni fior di giurisprudenza costituzionale, nonchè la politologia nazionale (e non) e quel “dono” della cultura moderna chiamato opinionismo, senza calcolare, nel corso della storia, anche qualche quesito referendario e decine di mobilitazioni di piazza.

Tutto facile, non fosse che la risposta più banale il più delle volte finisce col risultare quella sbagliata. Chi ha in mano le regole del gioco, chi controlla il passato e quindi il futuro?

Alle recenti primarie del PD, vinte da pierluigi bersani, si sono recati alle urne non meno di due milioni di elettori, ed è questo, oggettivamente parlando, l’esito più confortante per il macropartito di centrosinistra.

Ma come ha fatto un partito che in un paio d’anni ha cambiato ben tre segretari, [di cui due (il primo e l’ultimo) già politici dai lunghi (e noti) trascorsi (alla faccia della svolta), mentre il rimanente si è aggiudicato il posto per latitanza di pretendenti] a mobilitare una folla comunque così nutrita?

Per l’antiberlusconismo, verrebbe da dire, unico vero bacino elettorale delle sinistre negli ultimi 15 anni. No, non è di questo che intendo parlare.

Intendo parlare di egemonia icono-culturale. Per quale motivo, da anni, il semplice fatto di votare centrodestra è divenuto motivo di vergogna, presso i più, mentre l’appartenenza politica ad altri movimenti (da PD a IDV, finanche, ADDIRITTURA, ai partiti della falce e il martello) può essere pubblicamente sbandierata ai quattro venti?

Questo problema affonda le sue radici molto lontano nel tempo, sino all’immediato dopoguerra, quando la destra italiana, sconfitta e umiliata, non riuscì ad evitare che la sinistra (a volte anche l’estrema) monopolizzasse ambiti e istituzioni vitali per il futuro del paese quali scuola, spettacolo, informazione. Ebbene sì. Monopolio.

E c’è voluto l’impatto mediatico di Berlusconi, con giornali e tv, a soffiare su questo fuoco che covava sotto la cenere, rafforzato dal ’68, immune agli anni di piombo. È servito un outsider della politica, a ricordare a tutti (pardon, a chi VUOLE ricordare) come stanno davvero le cose. È stato necessario che Berlusconi che andasse a scalfire l’egemonia sinistroide sull’ultima delle citate istituzioni, l’informazione. Ma le altre due, non meno importanti, continuano con rinnovato vigore la loro campagna contro Silvio e la destra in generale.

Concludendo, vorrei scendere dal mio personalissimo iperuranio e confrontarmi con la pratica quotidiana. Quella scolastica, ad esempio.

Ricordate il putiferio scatenatosi all’indomani delle dichiarazioni di Berlusconi sull’imparzialità della Corte Costituzionale? Ebbene, da studente di giurisprudenza posso dirvi che il mio docente di Diritto Costituzionale, uno di quelli che forgiano i futuri costituzionalisti, risulta ex militante PCI, ex militante PDS, attuale militante PD.

Chi ha in mano il futuro?